CENNI STORICI

 

L'interno della chiesa fu riformato almeno due volte nel corso dei secoli con l'avvicendarsi di diverse gestioni; alla fine dell'800 , con il subentro dei Padri Barnabiti all'interno del progetto pastorale di Mos. Geremia Bonomelli subì un radicale intervento di restauro che volendo riportare la chiesa alla sua primitiva bellezza la spogliò delle numerose opere d'arte che l'arricchivano

 

La chiesa di San Luca sorgeva nei pressi di un'omonima antica porta della città, aperta con l'allargamento della cinta muraria del XII secolo. La fondazione della chiesa risalirebbe secondo alcune fonti non verificabili al 1165, per opera del cardinale Marco Oddone vescovo di Cremona che vi sarebbe stato sepolto. All'interno, un'iscrizione ancora leggibile sul terzo pilastro di sinistra, riporta che le colonne furono erette nel 1272, forse in occasione di un rifacimento, al tempo del massaro Giroldo. Ciò che vediamo oggi è un severa costruzione di origine medievale di cui rimane l'impronta nella semplice facciata e capanna in mattoni, ancor oggi visibile ed matrice trecentesca, ripartita da quattro contrafforti che segnalano la suddivisione interna in tre navate, e abbellita con due finestre gotiche, un rosone incorniciato da ghiere in terracotta, archetti acuti in sottogronda, due piccoli rosoncini laterali murati. Alla facciata fu aggiunto nel '400 un elegante protiro con colonne su leoni stilofori. Ad inizio '500, invece ecco comparire un piccolo gioiello architettonico spesso scambiato per un battistero: si tratta invece del cosiddetto Tempietto.

 

Nella prima stanza sono affrescati sulla volta i quattro evangelisti in torno ed episodi delle Storie di San Giovanni Battista; nella secondo, un'Annunciazione e sulla parete laterale “La leggenda dei tre vivi e dei tre morti”. Ambientato in uno scenario bucolico, questo affresco mostra tre cadaveri in un sepolcro comune, in vari stati di decomposizione. Affrontati, tre nobiluomini elegantissimi, a cavallo, impegnati in una battuta di caccia evidentemente sorpresi dalla visione. Da una chiesetta esce un eremita, mediatore ed interprete dell'evento, ad indicare due cartigli ammonitori ormai muti per il degrado, ma che probabilmente dovevano affermare, secondo la tradizionale iconografia, una frase simile a: ”voi siete ciò che noi eravamo; noi siamo ciò che voi sarete”. Un Memento mori, insomma.

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